Susa la dominazione francese – I grandi lavori Pubblici

I) STRADA DEL MONCENISIO

Napoleone che tolse alla valle di Susa uno dei più rinomati e utili dei suoi monumenti, la Brunetta, il quale tendeva a fermare o a rallentare il varco delle Alpi agli eserciti stranieri, vi lasciò in cambio un altro non meno celebre monumento qual sia quello della grande strada del Moncenisio che rende facile e disimpegnato

Prima della strada fatta costruire da Napoleone esisteva un’antica mulattiera ed era una via di comunicazione molto frequentata fra la Francia e l’Italia:

Un chemin très rapide et très tortueux conduisait de Lanslebourg à la Ramassa, un peu avant le point le plus élévé de passage.

Una strada molto ripida e tortuosa portava da Lanslebourg alla Ramassa, un poco oltre il punto più elevato del passo.

Susa, “Rue Imperiale”. Epigrafe che indica la strada napoleonica,(collocata agli inizi dell’attuale Corso Francia).

Susa, “Rue Imperiale”.
Epigrafe che indica la strada
napoleonica,(collocata agli
inizi dell’attuale Corso
Francia).

Di qui la strada seguiva il fondo della valle e questa era una zona molto pericolosa per la continua caduta di valanghe che costavano la vita a molti viaggiatori. All’estremità della piana “la quale non è altro che il piano di unione dei due pendii delle montagne del grande e del piccolo Mont‑Cenis” in cui si trova il lago, c’era il casale della Gran Croce che segnava il confine fra il Piemonte e la Savoia.
Di qui si scendeva fino alla piana di S. Nicolao attraverso la Gran Scala che consisteva:

En quatre grands lacets d’environ 120,120,170 e 260 mètres respectivement plus une “arrivée d’une quarantine de mètres. Toutefois une série de quatorze “traverses” ou “rampes” permettais aux piétons de raccourcir le trajet entre le début du troisième à la fin du quatrième lacet.

In quattro grandi tornanti rispettivamente di circa 120, 120, 170, e 270 metri più una parte finale di circa 40 metri. Una serie di quattordici scorciatoie o rampe permetteva ai pedoni di accorciare il tragitto tra l’inizio del terzo tornante e la fine del quarto.

Da questo pianoro iniziava una galleria lunga 140 metri e larga 4 metri e 80 centimetri che aveva lo scopo di proteggere i viaggiatori dalle valanghe e dal vento impetuoso.
La violenza delle bufere e i pericoli che correva chi doveva attraversare il valico nella cattiva stagione sono ben illustrate in questa pagina di Costa de Beauregard che si riferisce al 1792:

Tutti i cavalli erano stati requisiti per l’esercito, i viaggiatori erano costretti a valicare a piedi la terribile montagna, temibile soprattutto in primavera quando i primi raggi del sole sciolgono gli strati di ghiaccio che trattengono i cumuli di neve. Accecato, senza fiato per le raffiche di vento, Henry raccomandava l’anima a Dio, quando finalmente scorse una batteria d’artiglieria mezza sepolta. Cadendo ad ogni passo, lottando per rialzarsi contro la furia del vento che lo rigettava a terra, riuscì a prezzo di un grandissimo sforzo ad afferrare un affusto. Vi si aggrappò, si lasciò scivolare fra le mote del pezzo e si stese fra 3 e 4 soldati mezzi morti di paura. Quando la burrasca si calmò, della batteria mancavano due cavalli e tre uomini.

All’uscita della galleria il villaggio della Ferrière “se distinguent à peine au mieu des roches énormes qui les environnent”. “Si nota appena in mezzo alle rocce enormi che lo circondano”.
I suoi abitanti vivevano traendo profitto dai servigi che potevano offrire ai viaggiatori: erano tutti infatti proprietari di muli o trasportatori di portantine. Da questo villaggio si scendeva alla Novalesa per mezzo di una strada molto tortuosa ed infine a Susa.
Come osserva il Derrien, il commercio fra la Francia e il Piemonte non era certo agevolato dalle difficoltà presentate da questo percorso che costringevano le merci a viaggiare a dorso di mulo, essendo la strada troppo stretta per permettere il passaggio di vetture.
L’ampliamento di questa via era già stato preso in considerazione dal Re di Sardegna, ma due motivi sembravano opporsi a questo progetto: la politica e la sua esecuzione; entrambi sono confutati dal De Robilant che il 27 luglio 1788 intraprese il viaggio attraverso il Moncenisio per rendersi conto delle condizioni della mulattiera.

Al primo, siccome essa mette capo ad una fortezza che si può ritenere come imprendibile, resta dimostrato che non può produrre alcun effetto nocivo e d’altronde, se capita il caso, rovinandola in diversi punti, il nemico sarebbe arrestato per lungo tempo e d’altra parte ci sarebbe da augurarsi che essa vada ad infrangersi contro il forte della Brunetta il cui assedio non può durare che tre mesi, essendo gli assediati obbligati a ripassare la montagna a causa delle nevi a rischio di perdere tutta la loro artiglieria. È dunque inutile per un pericolo lontano privarsi dell’utilità reale e continua che produrrebbe una strada carraia sicura, ove ogni sorta di carri non avesse alcun impedimento con ogni sorta di tempo.
Per quanto riguarda la sua esecuzione è sufficiente avere un preventivo esatto fatto da alcune persone abili ed istruite per calcolare la spesa dei muri di rivestimento in buona calce e le spese delle mine per togliere la roccia ove fosse necessario, la mano d’opera per la sua esecuzione, e con questo si avrebbe con una certa esattezza l’ammontare delle spese per regolarsi nell’impresa.

Comunque il progetto non venne realizzato.

Guida del Moncenisio. Litografia di Chabert su disegno di C. Lemercier (sec. XIX).

Guida del Moncenisio. Litografia di
Chabert su disegno di C. Lemercier
(sec. XIX).

Quando iniziò la dominazione francese per alcuni anni si tentò di provvedere solamente alle riparazioni come si può osservare da alcuni documenti risalenti al messidoro anno IX (giugno luglio 1801) della Repubblica francese:

Rapport à l’Amministrateur Général du Piémont.
Le Citoyen Colombino par acte du 7 septembre 1798, s’était chargé, des réparations à faire au Chemin qui conduit de la Novalaise au Mont‑Cenis jusqu’à la plaine de St. Nicolas, moyenant la somme de ff. 7.5 la Toise, la rétraite de l’Armée Française le contraignit d’abbandonner ce travail, il a depuis demandé la ratification de contrat, sauf un rabais de si partoise sur son prémier marché, et une avance en mimeroîre pour le payment de ses ouvriers. Vers la fin de prairial, le Citoyen Chiabrèra Inspecteur des Finances fut autorisé, par l’Administrateur Général, à passer nouveau contrat pour les reparations à faire à ce chemin, en conséquence il invita le Sous‑Prefet de l’Arrondissement de Suse à faire verifier les ouvrages à faire : par le rapport qui en a été fait il resulte, que la depense totale s’élevera à 23.308.5 ff. Les fonction de l’inspecteur des Finances ayant cessé, le Préfet du Département de l’Eridan demande à l’Administrateur Général de faire connaître ses dernieères intentions sur un objet aussi important.
Quant au payement, le Préfet pense, qu’il doit être à la Charge des finances du Piémont, les Communes de l’Arrondissement n’y ayant aucun intérêt particulier.

Observations

L’utilité et la nécessité des travaux à faire au chemin du Mont-Cenis ont déjà été reconnus par l’Administration Général, et à cet régard nulle difficulté. Il s’agit de déterminer par qui sera supportée la dépense, l’avis du Préfet paraît juste ; le Mont-Cenis est le passage entre la France et le Piémont, et intéresse les deux Nations; si le Piémont était réuni, les réparations du Mont-Cenis féraient partie des dépenses générales de la République française, le Piémont ayant encore une caisse pour ses dépenses générales, c’est sur cette caisse qui doit être payée la dépense dont il s’agit.
Ce point convenu, l’avance demandée par le Citoyen Colombino est juste.
On a l’honneur de proposer à l’Administrateur Général

1° Un projet d’arrété pour autoriser le Préfet du Département de l’Eridan a traiter avec le Citoyen Colombino

2° Une ordonnance de 2000 ff. à compte sur la Caisse extraordinnaire”.

“Il cittadino Colombino con un atto del 7 novembre 1798 si era incaricato delle riparazioni da fare sulla strada che conduce da Novalesa al Moncenisio fino alla piana di San Nicolao, stabilendo la somma di franchi 7,5 la tesa; la ritirata dell’esercito francese lo costrinse ad abbandonare questo lavoro. Egli ha, in seguito, chiesto la ratifica del contratto, salvo uno sconto di un sesto sul primo contratto e un anticipo per il pagamento dei suoi operai. Verso la fine di pratile, il cittadino Chiabrera, Ispettore delle Finanze, fu autorizzato dall’Amministratore Generale a fare un nuovo contratto per le riparazioni da fare a questa strada, in seguito egli invitò il Sottoprefetto del territorio di Susa a far verificare i lavori da fare; dal rapporto che è stato fatto risulta che la spesa totale arriverà a 23.308.5 franchi. Essendo terminate le funzioni dell’Ispettore delle Finanze, il Prefetto del Dipartimento dell’Eridano chiede all’amministratore generale di far conoscere le sue ultime intenzioni su una cosa così importante.
Per quanto riguarda il pagamento, il Prefetto pensa che debba essere a carico delle finanze del Piemonte, non avendo i comuni del territorio nessun interesse particolare.

Osservazioni

L’utilità e la necessità dei lavori da fare sulla strada del Moncenisio sono già stati riconosciuti dall’Amministrazione Generale e, a questo riguardo, nessuna difficoltà. Si tratta di stabilire da chi sarà sostenuta la spesa, il parere del Prefetto sembra giusto; il Moncenisio è il passaggio tra la Francia e il Piemonte e interessa i due paesi; se il Piemonte fosse riunito, le riparazioni del Moncenisio farebbero parte delle spese generali della Repubblica Francese, il Piemonte ha ancora una cassa per le sue spese generali, ed è con questa cassa che devono essere pagate le spese di cui si tratta. Stabilito questo punto, la richiesta fatta dal cittadino Colombino è giusta. Si ha l’onore di proporre all’Amministratore Generale:
Un ordine per autorizzare il Prefetto del Dipartimento dell’Eridano a trattare con il cittadino Colombino.
Un ordine di 2000 FF da pagare con la cassa straordinaria.

Riproduzione della “Ramasse”, con cui si scendeva abitualmente dal Moncenisio. Litografia Garjanne (sec. XIX).

Riproduzione della “Ramasse”, con cui si
scendeva abitualmente dal Moncenisio.
Litografia Garjanne (sec. XIX).

Seguono alcuni documenti diretti da Ferdinand La‑Ville, Prefetto del Dipartimento dell’Eridano, al generale Jourdan, Amministratore Generale del Piemonte in cui si sollecitava una sua decisione relativa alle riparazioni da intraprendersi, in cui si sottolineava “la nécessité d’entretenir la facilité de communication entre le Département de l’Eridan et du Mont- Blanc” “di facilitare le comunicazioni fra il Dipartimento dell’Eridano e del Monte Bianco” e la proposta fatta dal Cittadino Colombino di eseguire i lavori à “des prix modiques”.
Ma l’autorizzazione a proseguire i lavori tardava a venire tanto che Giovanni Colombino stesso inviò una lettera al Prefetto illustrandogli le sue difficoltà:

Compie ormai il terzo mese che il Cittadino Giovanni Colombino è costretto con suo grandissimo danno a soggiornare in questo Comune di Susa per ottenere l’ordine della continuazione dei lavori già incominciati nell’andato anno VII (1799) nella Strada del Monte Cenisio; quale ha finalmente ottenuto non da molti giorni indietro, stanti le vostre favorevoli informazioni.
Si fece egli un dovere di far sul momento porre mano agli indicati lavori sulla speranza di ricavare la convenuta anticipazione di Lire Duemille, onde poter far fronte alle occorrenti spese ed al pagamento degli operai.
Ora con sua grandissima sorpresa si vede ancora deluso dalla promessa, e non sa in qual modo riparare all’urgente bisogno di danaro ed esimersi dalle continue vessazioni che, per mancanza di questo, gli vengono fatte ciascun giorno. Animato per altro dalla vostra conosciuta giustizia ed equità si fa coraggio invitarvi a voler prendere le più pronte misure perché gli venga somministrata l’anticipata suddetta, mentre senza di ciò si vedrebbe posto alla disperazione.

La stessa situazione si trascinò con il continuatore dei lavori Pietro Antonio Gastaldi, succeduto al Colombino.
Nel 1801 erano di passaggio sul Moncenisio i deputati ai comizi di Lione, da cui sarebbe stata costituita la Repubblica Cisalpina, in seguito italiana, con Napoleone come presidente. Il transito avvenne in modo caotico: c’era un grande movimento ed era necessario attendere molte ore il proprio turno di passaggio.
Giovanni Arrivabene, che viaggiava su di una grossa berlina con due fratelli ed un domestico, accompagnando il padre, deputato della classe dei proprietari di Modena, scrisse:

Dopo una breve sosta ci affrettammo verso i piedi del Cenisio nel villaggio della Novalesa. Il povero albergo era gremito di individui che andavano ai Comizi: i soli mezzi per varcare le montagne, consistevano in muli, e questi dovettero servire per gli arrivati prima di noi.
Il vitto era in armonia con l’alloggio. Si mangiava tutti i giorni un preteso ragout di lepre, ma, che a dire di molti, era di marmotta e forse anche di gatto.

Dopo una lunga attesa gli Arrivabene giunsero al colle:

Ivi erano slitte con muli attaccati, già in pronto per farci attraversare l’altipiano stesso, lungo circa tre miglia. Le slitte erano formate di due assi a guisa di rotaie; trasversalmente ad esse erano assicurati dei sedili sui quali stavano il viaggiatore e il guidatore. Traversato il piano e giunti alla discesa, il mulo venne distaccato e la slitta, il viaggiatore e l’automedonte andarono giù per la china. Quest’ultimo teneva in ciascuna mano un pezzo di legno fitto nelle assi che radevano la neve, col quale dirigeva la slitta.

Non mancavano i brividi della discesa:

Come avviene talvolta in pianura che un cocchiere, impaziente del suo umile posto, vuol oltrepassare la carrozza che gli sta innanzi, i guidatori delle slitte facevano il somigliante. Alcune andarono a rovescio senza che male ne avvenisse.

Tutti i viaggiatori furono concordi su un punto: la strada del Moncenisio era in pessime condizioni. Se ne rese conto lo stesso Napoleone di ritorno in Francia dopo la battaglia di Marengo.
Sebbene in un primo tempo, suggestionato dagli ambienti milanesi, Napoleone sembrasse preferire al Moncenisio il Sempione, in seguito, soprattutto dopo l’annessione del Piemonte alla Francia, tornò a prediligere il traffico fra Lione, Torino e Genova.
I soli colli che ponevano in comunicazione il Piemonte e la Maurienne erano quelli del grande e del piccolo Moncenisio. Il piccolo Moncenisio fu subito scartato a causa “de l’impétuosité des vents et de l’amoncellement des neiges, était impraticable en hiver”. “A causa dell’impetuosità dei venti e dell’ammucchiarsi delle nevi era impraticabile in inverno” Si poteva, ci dice il Derrien, anche intraprendere un’altra strada risalendo la valle dell’Arc, attraversando le Alpi greche e discendendo a Lanzo attraverso la valle della Stura:

Mais dans ce passage, les montagnes sont tellement escarpées, qu’on n’aurait pas pu y pratiquer une route comode et sure, et la neige qui s’y accumule en grande abondance, forme, en plusieurs entroits, des avalanches très dangereuses.

Ma in questo passo le montagne sono talmente scoscese, che non si sarebbe potuta costruire una strada comoda e sicura e la neve che lì si accumula in grande abbondanza, forma in molti punti delle valanghe molto pericolose.

Veduta del Moncenisio. Incisione in rame di Anonimo su disegno di J. F. Albanis-Beaumont (1787).

Veduta del Moncenisio. Incisione in rame di Anonimo su disegno di J. F. Albanis-Beaumont (1787).

Si decise perciò di costruire la strada attraverso il valico del colle del gran Moncenisio. Il 21 termidoro (8 agosto 1802), anno X della Repubblica francese, il Consigliere di Stato incaricato specialmente della manutenzione e costruzione di ponti, strade, canali ecc. inviò questa lettera al Generale Jourdan, Amministratore Generale della 27° Divisione Militare:

Citoyen Général, le Gouvernement a arrêté qu’une route serait ouverte par le Montcenis, que les projets en seraient faits très prontement, et que les travaux seraient entrapris immédiatement après. J’ai chargé en conséguence le Citoyen Dausse Ingénieur en Chef du département de l’Isère de profiter de la belle saison pour se rendre sur les lieux et projetter le tracé de la route en se munissant des hommes et des choses nécessaires. J’observe à cet Ingénieur chef qu’il ne doit point perdre de vue que les principales conditions à remplir dans son travail, sont que cette route soit rendue praticable pour toute espèce de voitures, qu’elle ait une largeur convenable, et des pontes moderés.
L’objet de ces dispositions vous annonce que le gouvernement aime à se rappre chez des moyens qui peuvent être avantageux aux habitants de la 27° Division militaire.14

Cittadino generale, il Governo ha decretato che una strada sarebbe stata aperta attraverso il Moncenisio, che i progetti sarebbero stati fatti molto velocemente e i lavori intrapresi immediatamente dopo. Ho incaricato di conseguenza il cittadino Dausse, Ingegnere capo del Dipartimento dell’Isère, di approfittare della bella stagione per andare sul luogo e progettare il tracciato della strada, munendosi degli uomini e delle cose necessarie. Faccio osservare a questo Ingegnere capo che non deve perdere di vista che le principali condizioni da rispettare nel suo lavoro sono che questa strada sia praticabile per ogni tipo di vettura, che sia di una larghezza convenevole e con dei ponti non troppo grandi. L’oggetto di queste disposizioni vi annuncia che il governo vuole usare dei mezzi che possano essere vantaggiosi per gli abitanti della 27ª Divisione Militare.

Seguì la risposta dell’Ing. Dausse, datata Grenoble 3 fruttidoro anno X (21 agosto 1802) al Generale Jourdan che lo aveva interpellato:

Je viens de recevoir l’ordre d’aller tracer la Route de Paris en Italie dans la traversé du Mont-Cenis et d’en accelerer les projets à fin que les travaux soient entreprise immédiatement après. La célérité que l’on exige pour cette opération et la nécessité de profiter du reste de la belle saison m’ont déterminé è partir de Grenoble le huit de ce mois, et j’éspère que le douze je serai occupé des reconnaissances qui doivent préceder mon travail. J’emmenerai quatre personnes pour me seconder soit dans la levée des Plans pour les Rivellements à faire, et il me faudra indépendentement des Indicateurs et des Porte-chaines. Permettez moi donc, Citoyen Général, de vous prier de donner des ordres au Maire de la Novalese au à tout autre fonctionnaire public pour qu’il me lasse obtenir dans cette Commune et à un juste prie, les secours en hommes et en mulets dont j’aurai besoin.

Ho appena ricevuto l’ordine di stendere il tracciato della strada da Parigi all’Italia attraverso il passo del Moncenisio e di accelerare i progetti affinché i lavori siano iniziati immediatamente dopo. La celerità che si esige per questa operazione e la necessità di approfittare del resto della bella stagione mi hanno fatto decidere a partire da Grenoble l’otto di questo mese e spero che il 12 avrò le informazioni che devono precedere il mio lavoro. Io porterò con me 4 persone per aiutarmi sia nelle misurazioni, sia nei rilievi da fare e avrò bisogno in ogni caso di guide e di “portastrumenti”. Permettetemi, dunque, cittadino generale di pregarvi di dare degli ordini al sindaco di Novalesa e a qualunque altro funzionario pubblico affinché mi faccia ottenere in questo comune, ed a un giusto prezzo, gli aiuti di uomini e di muli di cui avrò bisogno.

Il progetto originale fu redatto perciò dell’ingegner Dausse, ma in seguito fu modificato e ampliato. Inizialmente, come ci spiega il Derrien, non si pensò né di costruire l’Ospizio, nè i rifugi, le caserme e la chiesa sulla piana del Moncenisio e la stessa strada doveva avere meno importanza di quella che assunse in seguito:

C’est quand le gouvernement française en a voulu faire la clef et le passage le plus important des Alpes, qu’il en a ordonné le perfectionnement, et qu’il y a successivement ajouté toutes les constructions qui sont exécutées aujourd’hui.

È quando il governo francese ne ha voluto fare la chiave e il passaggio più importante delle Alpi, che ne ha ordinato il perfezionamento e che ha successivamente voluto aggiungere tutte le costruzioni che sono state realizzate oggi.

Discesa dal Moncenisio, incisione in legno di Anonimo (sec. XIX).

Discesa dal Moncenisio, incisione in legno di Anonimo (sec. XIX).

Dausse fu in seguito nominato Ispettore divisionario della 7° Ispezione dei ponti e delle strade18 e a lui facevano capo gli ingegneri incaricati di condurre i lavori “Deschamps, Thievat, Sevestre et Derrien”; (M. Deschamps fu poi nominato Ispettore divisionario della 10° Ispezione e M. Sevestre Ingegnere capo della Haute‑Vienna) tutti francesi ed infine li realizzò il piemontese Trona.
L’unico ingegnere che si occupò per ben 11 anni della costruzione della strada fu il Derrien che ce ne ha lasciato una relazione scritta indirizzata a “Monsieur le Compte Molé, Pair de France, Conseiller d’Etat, Directeur Général des Ponts et Chaussées et des Mines” che “a déployé la plus grande activité et a fait preuve d’un talent distingué, dans ce genre de travail”.21 “Che ha applicato il più grande impegno e ha dato prova di una grande capacità in questo tipo di lavori.”

L’adjudication des travaux du Cenis fut en effet l’occasion d’un lutte sourde entre divers groupements d’entrepreneurs. Chacun d’aux visait à s’assurer le monopole des travaux publics projetés par le gouvernement français dans l’Italie du Nord.

L’assegnazione dei lavori del Moncenisio fu in effetti l’occasione di una lotta sorda fra i diversi gruppi di costruttori. Ognuno tendeva ad assicurarsi il monopolio dei lavori pubblici progettati dal governo francese nell’Italia del Nord.

All’inizio della costruzione Dausse affidò i lavori ai piemontesi Gastaldi e Colombino che, come abbiamo visto, si erano già occupati di alcune riparazioni all’antica mulattiera. Ma il 30 messidoro anno XI (19 giugno 1803) la strada fu divisa in più parti, ognuna affidata ad imprese diverse. Colombino e Gastaldi lavorarono ai tornanti sulla sommità del colle. Il resto dei lavori, sul versante della Savoia, fu assegnato all’impresa Rosazza.
La strada si estende “depuis et compris le nouveau Pont de Lanslebourg, jusqu’à la sortie de la nouvelle ville de Suse près la porte qui se trouve à l’extremité du fauburg des Capucins”. “A partire dal nuovo ponte di Lanslebourg, fino all’uscita della nuova città di Susa, vicino alla porta che si trova all’estremità del borgo dei Cappuccini”.

Les six rampes, de Lanslebourg au point culminant, sont tracées avec art, de manière à rejeter toujours la route hors des rentrants formés par les inflexions du terrain, au moyen de remblais afin d’éviter l’amoncellement des neiges. La pente, en général, est bien ménagée, et on a évité les contours trop brusques, partout où, sans une dépense excessive, il était possible de la faire.

Le sei rampe di Lanslebourg nel punto culminante, sono tracciate con arte in modo da rimettere sempre la strada fuori dai rientri formati dalle pieghe del terreno, per mezzo di terrapieni, al fine di evitare l’ammucchiarsi delle nevi. La discesa, generalmente, è ben delineata e si sono evitate le curve troppo brusche, in tutti i luoghi in cui, senza una spesa eccessiva, era possibile farlo.

Di qui si arriva a una località detta Ramasse da dove, prima dell’apertura della nuova strada, in inverno si scendeva a Lanslebourg in sette minuti servendosi di una specie di slitta di legno guidata da un solo uomo. Naturalmente si correvano molti pericoli perché bastava una disattenzione per finire contro le rocce, mentre con la costruzione della nuova strada si poteva scendere con maggior sicurezza perché la pendenza era minore. Questa specie di sport si chiamava “se faire ramasser” ed era molto in voga ed è ricordato dal Millin, che attraversò il valico nell’inverno del 1811, riportando il caso di quell’inglese che trascorse tre settimane a Lanslebourg “pour se faire ramasser” e “pour se donner plaisir trois fois pour jour”.  “Per divertirsi tre volte al giorno.”
Il punto culminante della strada si trova a 2.100 metri sul livello del mare e qui si snoda in modo da evitare le valanghe che rendevano pericolosa l’antica mulattiera. Si giunge quindi al lago del Moncenisio Dont les eaux limpides réfléchissent d’une manière très pittoresque les montagnes qui l’entourent”. Le cui acque limpide riflettono in un modo molto pittoresco le montagne che lo circondano. Rifacendosi nuovamente al Millin, si viene a sapere che in questo lago c’erano delle ottime trote ed egli ricorda anche un singolare uso dei montanari che “essendo il lago ghiacciato da novembre a marzo, lo attraversano con i buoi solo dopo che vi è passata la volpe, segno che il ghiaccio è abbastanza solido per sopportare pesi notevoli”.

Di fronte al lago si trovano le Tavernette da cui inizia la piana del Moncenisio e la strada di qui alla Gran Croce “présente deux belles lignes droites raccordées par deux grands courbes”.  “Presenta due bei tratti diritti uniti da due grandi curve.” All’estremità del lago, verso il Piemonte, sorgeva l’Ospizio, di cui si parlerà più avanti. Dopo la Gran Croce la strada scende fino alla piana di S. Nicolao che anticamente era probabilmente il bacino di un lago.

Au‑dessus de la plaine de St. Nicolas, l’art a essayé, pour ainsi dire, de lutter contre la nature. On a ouvert la route sur une longueur de 240 mètres dans un rocher de granit, à pic extrêmement élevé et que les chamois même ne pouvaient gravir.

Al di sotto della piana di S. Nicolao, il lavoro ha provato, per cosi dire, a lottare contro la natura. La  strada è stata aperta per 240 metri in una roccia di granito, estremamente scoscesa su cui neanche i camosci possono arrampicarsi.

Una diligenza sale al Moncenisio. Incisione di J. Redaway su disegno di W. Brochedon (sec. XIX).

Una diligenza sale al Moncenisio. Incisione di J. Redaway su disegno di W. Brochedon (sec. XIX).

Questa piana in un primo tempo era attraversata dalla strada, protetta da una specie di galleria per impedire alle valanghe, che spesso cadono in questa zona, di seppellire i viaggiatori.
Ma la notte del 31 agosto 1811 un’enorme roccia di più di 4000 metri cubi piombò sulla strada bloccando il passaggio, così si dovette tentare un nuovo passaggio a nord della piana di S. Nicolao e sotto il casale della Gran Croce dove il terreno è meno accidentato e la neve si ferma poco anche d’inverno.

Du Refuge n. XXII au hameau de Bart, la route présente de beaux alignements et de belles pentes et puis se développe sur un terrain mêlé de roches.

Dal rifugio n. XXII fino al villaggio di Bar, la strada presenta dei tratti diritti e delle belle pendenze e poi si sviluppa su di un terreno formato da una mescolanza di rocce.

Dopo Bar si giunge al Molaretto e di qui si vede tutta la valle del torrente Cenischia con Novalesa, Venaus e l’antica strada che in piano raggiunge Susa.

De ce point (Mollaret), à la sortie de la combe de Giaglione (si chiamano “combes” nelle Alpi, le rientranze tra due sbarramenti di montagne dette contrafforti), à l’exception du petit plateau de St. Martin, la route est ouverte dans des rochers et sur le bord d’un précipice épouvantable. Des parapets en maçonnerie rassurent le voyageur, en ôtant l’apparence même du danger.

Da questo punto all’uscita delle “combe” di Giaglione, ad eccezione del piccolo pianoro di San Martino, la strada si apre nelle rocce e sul bordo di un precipizio spaventoso. Parapetti in muratura rassicurano il viaggiatore, togliendo l’apparenza stessa del pericolo.

A questo proposito l’architetto Chianale che si occupava dell’esecuzione dei lavori rivolse al Generale Jourdan, Amministratore Generale del Piemonte, questa richiesta:

Je propose l’urgence de placer des barrières soit garde-fours sur le bord de certains passages de cette route, où se trouvent des précipices, pour empecher les voyageurs et les mulets de se précipiter pendant la nuit, et pour indiquer la route, quand elle est couverte de neige; et il résulte que la dépense pourrait monter à 1630 ff.

Io propongo l’urgenza di mettere delle barriere sia come protezione sul bordo di alcuni passaggi di questa strada, dove si trovano dei precipizi per impedire che i viaggiatori e i muli precipitino durante la notte, sia per indicare la strada quando questa è coperta da neve; ci risulta che la spesa potrebbe arrivare a 1630 FF.

Dopo la piana di San Martino fu costruita una galleria lunga 100 metri che serviva solamente durante l’inverno per evitare di essere sepolti dalla valanga di Venaus che cade molto spesso due volte l’anno e di frequente invadeva la strada per ben 70 metri. Di qui si giunge alla comba di Giaglione dove, a fianco della strada, fu costruito:

Un mur de soutenement d’une grande épaisseur qui retient les terres qui, dans une partie de la combe de Giaglione, glissaient sans cesser des talus supérieurs, sur le plan de la route et en rétrécissaient la largeur. A la sortie de la combe de Giaglione, la route se replie en formant quatre rampes, jusqu’au premier hameau du village de ce nom. Elle est ouverte dans un côteau charmante couvert de chataigners, de noyers, de vignes et d’arbres fruitiers de tout espèce.

Fu costruito “un muro di sostegno di un grande spessore che trattenga il terreno che da una parte delle “combe” di Giaglione scivola continuamente dai piani superiori sul piano della strada, restringendone la larghezza. All’uscita delle “combe” di Giaglione, la strada si piega formando quattro rampe fino al primo gruppo di case del villaggio che porta questo nome. Essa si apre su un pendio molto bello ricoperto da castagneti, alberi di noci, viti e alberi da frutta di ogni tipo.

Entrata di Susa. Litografia di C.J. Hullmandel su disegno di M.J. Pattison Cockburn (sec. XIX).

Entrata di Susa. Litografia di C.J. Hullmandel su disegno di M.J. Pattison Cockburn (sec. XIX).

Si giungeva finalmente a Susa, passando attraverso gli spalti del forte della Brunetta, le cui pietre dopo la distruzione servirono per la costruzione di alcuni ponti (tra cui quello di S. Rocco) e delle strade del Moncenisio e Monginevro. La lunghezza totale della nuova strada tra L anslebourg e Susa era di 37.081 metri e 55 centimetri. “In generale le più sensibili pendenze della strada da Susa a L anslebourg sono di 0,0833 per cadun metro e le minori di 0,0116”.
Naturalmente quest’opera notevole costò molto sia in materiale che in manodopera. Infatti oltre alla strada stessa che raggiunse la somma di 6.080.000 franchi, compresi i ponti, le gallerie, i muri di sostegno, i parapetti e le indennità per i terreni occupati, bisogna considerare che la sua costruzione portò come conseguenza all’erezione dell’ospizio (L.1.210.000), delle case di ricovero, delle corriere e dei segnali (L. 170.000). Senza considerare poi che la strada fu munita di muri di difesa e di torri progettate dal genio militare, di caserme e di fabbricati ad uso dei preposti delle Dogane che si erano stabiliti alla Gran Croce.

Dopo il 1814 furono eseguiti ancora diversi lavori di perfezionamento fra i quali i più notevoli furono l’apertura di un nuovo canale della Cenisia costruito per deviare le acque dalle rampe di S. Nicolao; l’edificazione di un ponte di marmo bianco nel piano di quel nome, il traslocamento del tratto di strada che ora attraversa quel piano, ed una galleria sopra Venaus. Così quella strada costò in totale, computandosi anche gli ultimi lavori, un prezzo di franchi 7.460.000.

Lungo la strada furono stabilite delle stazioni di posta, in totale 8 poste che si percorrevano in 7 ore e tre quarti; i viaggiatori che intraprendevano la traversata del Moncenisio a piedi potevano raggiungere Lanslebourg in 6 ore e un quarto servendosi di sentieri che evitavano i serpeggiamenti della strada.
Una indicazione delle distanze in metri e in miglia fra le varie località poste lungo la strada, la dà il Rovere con questa tabella:

Tabella

Susa, via Montenero, antico ponte in pietra costruito lungo la strada del Moncenisio.

Susa, via Montenero, antico ponte in pietra costruito lungo la strada del Moncenisio.

La costruzione della strada portò una nuova occasione di attività per tutti gli abitanti della valle e anche del resto del Piemonte perché oltre all’opera grandiosa da portare a termine, si incontravano continue difficoltà a causa del suolo roccioso e delle asperità della montagna e perciò venivano continuamente richiesti nuovi operai come si può vedere da questi documenti: il 24 fruttidoro anno XI (11 settembre 1803) il sottoprefetto Antonio Jaquet inviò questa lettera al maire di Susa:

Premendo al governo di vedere accelerata la nuova strada del Moncenisio, vi invito a prevenire, con vostro proclama, tutti quelli che vorranno applicarsi a tali lavori di portarvisi, muniti però di un vostro passaporto, di indirizzarsi dalli rispettivi impresari da cui saranno indubitamente pagati per le loro giornaliere fatiche.

E ancora il 15 pratile anno XI (4 giugno 1803), il cittadino Dausse, Ingegnere capo, scrisse al Generale Menou, Amministratore generale della 27° Divisione Militare:

La trace de la route du Mont‑Cenis est ouverte du côté da Suze depuis le palier de la rampe supérieure de Jaillon jusqu’au dessus du Molaret et depuis les abords du hameau de Bard jusqu’à moitié du Vallon au dessus de la Ferrière ; mais les pays ne fournissent que 50 à 60 ouvriers, j’ai vu avec peine que les travaux languiraient de cette manière en Règie jusqu’aux adjudications. Pour les accélerer j’ai proposé au Sous-Prèfet de Suze de faire passer par devant lui, un marché à des Entrepreneurs qui se chargeraient de placer quatre- cents ouvriers environ jusqu’à l’adjudication définitive des travaux sous la condition que les ouvrages leur seraient payer au prix résultant de cette adjudication.
A mon retour de Cézanne après avoir visité le Mont-Cenis, on a demandé à ces Entrepreneurs les prix qu’ils éxigeaient des ouvrages : ces prix étaient à peu-près basés sur ceux du simphon. Les deux ingénieurs ordinaires qui ont travaillés à cette route et moi nous les avons réduits, d’après les expériences qu’ils avaient faites et à raison de ce que des exploitations plus en grand peuvent avoir d’avantageux, aux prix portè dans le Bordereau de la soumission.
Nous nous sommes en suite rendus chez le Sous-Prèfet, où se trouvaient les Entrepreneurs aux quels on a remis les réductions portées dans le Bordereau ; et après avoir discuté ces prix, ils ont demandé une augmentation de 50 centimes sur celui des poudingues de la Combe de Jaillon, qui sont en effet d’un dureté extrême, la poudre et le pic n’y faisant rien et qui dans l’expérience étaient revenus à plus de 7 francs e 75 cent. le mètre cube.

Discesa verso Susa dal Moncenisio. Incisione di Finden su disegno di W.Brockedon (sec. XIX).

Discesa verso Susa dal Moncenisio. Incisione di Finden su disegno di W.Brockedon (sec. XIX).

Il tracciato della strada del Moncenisio è aperto dal lato che guarda Susa a partire dal piano della rampa superiore di Giaglione fino al territorio sotto il Molaretto e a partire dai confini del gruppo di case di Bar fino a metà del vallone che sovrasta Ferrera; ma i paesi non forniscono che 50 o 60 operai. Ho visto con dolore che i lavori languiscono fino a quando non vengono assegnati definitivamente.
Per accelerarli ho proposto al Sottoprefetto di Susa di affidare i lavori a un imprenditore che si incaricasse di impiegare 400 operai, circa, fino all’assegnazione definitiva dei lavori, a condizione che le spese fossero pagate al prezzo di quest’assegnazione.
Al mio ritorno da Cesana, dopo aver visitato il Moncenisio, è stato chiesto agli imprenditori quale prezzo avrebbero richiesto per quest’opera; questi prezzi si basavano pressappoco su quello del mercato corrente.
I due ingegneri ordinari che hanno lavorato a questa strada ed io li abbiamo ridotti, in seguito alle esperienze che avevamo fatto, al prezzo riportato nella distinta dell’offerta di appalto. Noi ci siamo in seguito recati dal Sottoprefetto, dove c’erano gli imprenditori a cui sono state riferite le riduzioni riportate nella distinta; dopo aver discusso questi prezzi, essi hanno richiesto un aumento di 50 centesimi per la demolizione delle rocce della Comba di Giaglione, che sono in effetti di una durezza estrema, la polvere da sparo e il piccone non servono a niente e nelle esperienze passate erano venute a costare più di 7 franchi e 75 centesimi il metro cubo.

Gli operai giungevano da ogni parte del Piemonte specialmente dal Canavese e dal Biellese, attirati dai salari elevati. Ecco un esempio dei salari giornalieri pagati agli operai riportatoci dal Derrien:

Tabella

I loro guadagni non erano però così elevati visto l’alto prezzo che avevano sia i generi alimentari, sia gli altri oggetti di prima necessità, in questa zona di solito scarsamente popolata. Questi uomini costituivano delle piccole équipes indipendenti che lavoravano sotto la direzione di uno di loro che si era imposto o per le sue capacità, o per l’attitudine al comando.
Una bella pagina sulle attività che si svolgevano sul Moncenisio è stata scritta dal Derrien:

Cette montagne qui pendant huit mois de l’année est désagréable à habiter, à cause de la rigueur et de l’incostance du climat, était devenue charmante en été, après l’ouverture de la nouvelle route. Dans les mois de juillet et d’août, on dirigeait la majeure partie des ateliers sur le plateau, pour mettre a profit les beaux jours.
On s’occupait alors sans relâche des grands bâtiments, et l’on ne travaillait à la route que pour son entretien et afin d’en perfectionner quelques parties. Depuis les Tavernettes, jusqu’à la plaine de St. Nicolas, j’ai souvent employè plus de 2.000 ouvriers qui étaient baraqués au pied des couteaux voisins du lac, à 1940 mètres au dessus de la mer.
Au coucher du soleil, une dernière salve annonçait la fin de la journée, et, pendant une demi heure, le feu roulant des mines retentissait les montagnes. Peu de temps après, le camp était illuminé par les feux qui servaient à préparer le souper des travailleurs et à les chauffer pendant la nuit. La Dimanche, les cantonniers et les ouvriers se rendaient à l’église paroissiale, pour y entendre la messe. Ils formaient avec les habitants de la Ramasse, des Tavernettes, de l’Hospice, de la Grand Croix et des Châlets environnants, une population considérable, augmentée encore par les minéralogistes, les botaniques, les dessinateurs qui venaient explorer les Alpes, et par nombre de curieux qui, fuyant la chaleur des plaines, aimaient à respirer l’air fris et pur des montagnes. Si l’on ajoute à cela l’aspect imposant des pics couverts de neige, en opposition avec la verdure des prés, la vue du lac, des grands batîments ; le mouvement continuel des hommes, des voitures, des chevaux et des mulets qui parcouraient la route, on croira sans peine que, dans les beaux jour, le plateau du Mont-Cenis  offrait un tableau aussi vif que varié, et présentait un coup d’oeil unique peut-être dans le monde”.

Susa, immagine della strada napoleonica del Moncenisio.

Susa, immagine della strada napoleonica del Moncenisio.

Questa montagna che per otto mesi all’anno è difficile da abitare, a causa del rigore e dell’incostanza del clima, era diventata bella d’estate dopo l’apertura della nuova strada. Nei mesi di luglio e di agosto la maggior parte dei cantieri erano collocati nel pianoro per approfittare delle belle giornate.
Ci si occupava, allora, senza tregua dei bastioni e non si lavorava sulla strada che per il suo mantenimento e per perfezionarne alcune parti. Dalle Tavernette fino alla piana di San Nicolao, io ho spesso utilizzato più di 2000 operai che vivevano in baracche ai piedi delle pendici vicine al lago, a 1940 metri sul livello del mare. Al tramonto un’ultima salva annunciava la fine della giornata e, per una mezz’ora, il rumore assordante delle mine rimbombava tra le montagne. Poco tempo dopo, il territorio era illuminato dai fuochi che servivano per preparare la cena degli operai ed a riscaldarli durante la notte. La domenica, i cantonieri e gli operai andavano alla chiesa parrocchiale per ascoltarvi la messa. Essi formavano con gli abitanti della Ramasse, delle Tavernette, dell’Ospizio, della Gran Croce e dei paesi vicini, una popolazione considerevole, aumentata ancora dagli studiosi delle miniere, dai botanici, dai disegnatori che venivano ad esplorare le Alpi e da molti curiosi che, sfuggendo al caldo della pianura, amavano respirare l’aria fresca e pura delle montagne. Se si aggiunge a tutto questo, l’aspetto imponente delle cime ricoperte di neve, che si contrapponeva al verde dei prati, la vista del lago, dei grandi bastioni, il movimento continuo degli uomini, delle vetture, dei cavalli e dei muli che percorrevano la strada, si crederà senza fatica che nelle belle giornate, l’altopiano del Moncenisio offriva un quadro tanto vivace, quanto vario e presentava un colpo d’occhio unico, forse, al mondo.

Veduta del Moncenisio, incisione di L. Devegni (sec. XIX).

Veduta del Moncenisio, incisione di L. Devegni (sec. XIX).

Con la costruzione della nuova strada aumentò naturalmente il transito che nel 1803 era di circa 10.000 viaggiatori, mentre nel 1812 aumentò a 15.000.

En 1811, on relevait le passage de 17.000 voitures, dont 14.000 de roulage et 45.000 bêtes de bât. Pour éviter les accidentes, toutes les voitures devaient avoir leur conducteur.

Nel 1811, si rilevava il passaggio di 17.000 mezzi, di cui 14.000 da trasporto e 45.000 bestie da basto. Per evitare gli incidenti ogni mezzo doveva avere il suo conducente.

L’ingegner Derrien riferisce che nel 1810 sono passate « 2911 voitures suspendues, 14.037 voitures de roulage, 37.255 chevaux ou mulets”
Con il decreto del 20 gennaio 1811 Napoleone stabilì il pagamento di una tassa che doveva servire per la manutenzione della strada e per gli stipendi dei cantonieri.

Il valico del Moncenisio per almeno metà dell’anno era bloccato dalle nevi e dalle tormente. Si applicò di conseguenza un pedaggio con il dichiarato motivo di “spazzare la neve d’inverno in modo che il transitarvi non sia mai interrotto”. Mezzo di efficacia ovviamente limitata malgrado l’eroismo degli spalatori e l’offerta agli utenti di particolari servigi di recettività (case cantoniere) a intervalli ravvicinati.

La tassa si cominciò a pagare a partire dal 1° marzo 1811 e nei primi due anni della sua riscossione si raggiunse la somma di 328.178 franchi.

Par exemple, un cavalier monté sur un cheval ou une jument, un mulet ou une mule, devait 2 francs. Trois francs pour chaque cheval ou mulet attelé à un traîneau ou à une voiture non suspendue, 6 francs pour une voiture suspendue. Napoléon tolérait quelques exception: soldats voyageant en corps, fonctionnaires, courriers de la Malle, troupeaux allant aux pasturages. Les passants mécontents trouvèrent immédiatement une parade: le décret ne citait ni les ânes ni les bêtes à cornes … Mais à Smolensk, en août 1812, Napoléon combla cet oubli.

Per esempio un cavaliere su un cavallo o una giumenta, un mulo o una mula, doveva pagare 2 franchi. Tre franchi per ogni cavallo o mulo attaccato a una slitta o a una carrozza non sospesa, 6 franchi per una carrozza sospesa. Napoleone tollerava alcune eccezioni: soldati che viaggiavano in gruppi, funzionari, postini della “Malle”, mandrie che andavano al pascolo. I passanti scontenti trovarono immediatamente un rimedio: il decreto non citava né gli asini, né le bestie con le corna… Ma a Smolensk, nell’agosto 1812, Napoleone rimediò a questa dimenticanza.

Illustrazione del 1812 che raffigura il passaggio del Moncenisio.

Illustrazione del 1812 che raffigura il passaggio del Moncenisio.

Per quanto riguarda la manutenzione della strada fu affidata ai cantonieri (33 nel 1806), a dei manovali specializzati e in caso di necessità si ricorreva anche all’aiuto dei valligiani. Nel 1808 i cantonieri erano saliti a 75 divisi in 3 gruppi. I loro compiti erano di soccorrere i viaggiatori in pericolo, accompagnare in inverno i messaggeri imperiali, ospitare nei rifugi in cui vivevano (25 in tutto, installati a partire dal 1808) chi lo richiedeva, segnalare con alti bastoni, che sovrastavano la neve, i precipizi. Sia i rifugi che i cantonieri dipendevano completamente dai monaci dell’Ospizio a cui risalivano ogni mese in grande uniforme per ricevere il salario.
Il 27 dicembre 1807 Napoleone, di passaggio da Torino, decise di raggruppare i territori del Moncenisio in un comune indipendente. Gli abitanti di questa nuova circoscrizione furono divisi fra 3 casolari: quello centrale situato all’interno del perimetro dell’Ospizio, che era il più importante; gli altri due situati uno alla Ramasse e uno alla Gran Croce. Per favorire l’installazione degli abitanti in questi tre casolari Napoleone decise di esentare dalle imposte le persone che avessero passato i 6 mesi invernali al Moncenisio.
A fare la fortuna del Moncenisio concorse il blocco continentale: chiuse le vie marittime, Lione divenne il centro di smistamento delle merci dirette in Italia. Sorsero grosse imprese per lo sfruttamento del commercio, tra le più celebri è la Bourg‑Bonafous. Ma chi ricavò un buon profitto fu l’impresario Eusebio Rosazza che si accaparrò gran parte del commercio sul colle e aprì due empori, uno a Susa, all’inizio della strada, e l’altro sul pianoro.
Nel 1806 venne installata, con molte difficoltà, una linea telegrafica a segnali che collegava Parigi con Milano. Napoleone pensò di far innalzare sul pianoro del Moncenisio un monumento grandioso, alla memoria delle Armate Imperiali. Il 22 maggio 1813, sul campo di battaglia di Wurtchen egli emise un decreto che stabiliva:

Sur la face de ce monument qui regardera le côté de Paris, seront inscrits le nom de tous les cantons des départements en deça des Alpes. Sur la face qui regardera Milan, seront inscrits les noms de tous nos cantons des départements au délà des Alpes et notre royaume d’Italie.

Sulla facciata di questo monumento che guarderà verso Parigi, saranno scritti i nomi di tutti i cantoni dei dipartimenti al di qua delle Alpi. Sulla facciata che guarderà verso Milano saranno scritti i nomi di tutti i dipartimenti al di là delle Alpi e il nostro regno d’Italia.

All’ingresso di questa costruzione avrebbe dovuto essere scolpita questa iscrizione:

L’Empereur Napoléon, sur le champ de bataille de Wurtchen, a ordonné l’erection de ce monument comme témoignage de sa reconnaissance envers ses peuples de France et d’Italie et pour transmettre à la postérité la plus reculée le souvenir de cette époque où, en trois mois, douze cent mille hommes ont couru aux armes pour assurer l’intégrité du territoire de l’Empire et de ses alliés.

L’Imperatore Napoleone, sul campo di battaglia di Wurtchen, ha ordinato l’erezione di questo monumento come testimonianza della sua riconoscenza verso i suoi popoli d’Italia e Francia e per trasmettere alla posterità futura il ricordo di questa celebre epoca in cui, in tredici mesi, 1200 uomini sono corsi alle armi per assicurare l’integrità del territorio dell’Impero e dei nostri alleati.

Una somma di 25 milioni fu stanziata per attuare questo progetto, ma la carriera di Napoleone volgeva ormai al termine e la costruzione di questo monumento non fu neppure iniziata.

II) L’OSPIZIO

Passaggio obbligato per il viaggiatore che valicava il Moncenisio era l’Ospizio che si trovava sulla grande piana in prossimità del lago.

La fondazione di esso risale a più di 1200 anni ed é dovuta ai vescovi di Moriana la cui diocesi nel V I sec. si estendeva fino ad Avigliana, presso T orino. Per rendere meno difficili le comunicazioni fra le due parti di quella Diocesi, stendentesi sui due versanti delle Alpi, fu costruito un ospizio destinato a servire da rifugio ai viaggiatori durante le tempeste ed un luogo di riposo in ogni tempo. Da antichi strumenti, sappiamo che l’imperatore Carlo Magno e suo figlio Luigi il Bonario fecero delle donazioni a questa istituzione. Nei secoli che seguirono i vescovi di Moriana affidarono il funzionamento dell’ospizio a preti da loro scelti. V erso il 1750 la Casa del Moncenisio fu eretta in prevostura. Il diritto di nomina a tale dignità apparteneva al re e il vescovo ne era collatore.

Moncenisio, antica immagine dell’Ospizio.

Moncenisio, antica immagine dell’Ospizio.

lo abbandonarono e rimase disabitato per sei anni. Dopo la battaglia di Marengo, passando attraverso il colle, Napoleone capì quale importanza avrebbe potuto assumere questo ospizio per le truppe di passaggio, qualora fosse stato ristrutturato e ampliato.
Con il decreto del 2 ventoso anno IX (21 giugno 1801) egli creò sul Moncenisio “un hospice à celui qui existait sur le Grand St. Bernard”, “un ospizio simile a quello che c’era sul Gran San Bernardo.” La ricostruzione fu iniziata il 4 settembre 1808 e il suo progetto comprendeva non solo l’ospizio vero proprio, ma anche la chiesa parrocchiale, due grandi caserme per la fanteria e cavalleria e costruzioni provvisorie usate come magazzini.

L’hospice qui n’occupe qu’une petite partie de cette masse de bâtiments, était autrefois une maison de peu d’étendue qui renfermait un petite chapelle. Il a été agrandi et élevé ; mais, comme on a voulu conserver les anciens murs, il ne présente extériorement rien de remarquable. Il offre à l’intérieur des logemens commodes. L’hospice du Mont-Cenis, que l’on appellait alors l’Hôpital, n’était en 1803 qu’un Bâtiment long de 55 mètres et large de 13 mètres. Il était composé d’un rez-de-chaussée comprenant quelques logemens, une chapelle, un cabaret et des écuries.50

L’ospizio che occupa solamente una piccola parte di questo insieme di edifici, era, un tempo, una casa abbastanza piccola che comprendeva una piccola cappella. È stata ingrandita e alzata; ma, dato che si sono voluti conservare i vecchi muri, non presenta esternamente niente di notevole. Offre all’interno, degli alloggi comodi. L ’ospizio del Moncenisio, che era chiamato a quel tempo “Ospedale” non era, nel 1803, che un edificio lungo 55 metri e largo 13. E ra composto da un pian terreno che comprendeva alcuni alloggi, una cappella, una sala d’intrattenimento e delle stalle.

Come tutte le costruzioni di alta montagna esposte alle intemperie e alle bufere esso, non aveva che un’elevazione dai 12 ai 15 m. La chiesa separava le due ali dell’edificio dove i religiosi ricevevano, da una parte la truppa, dall’altra gli ufficiali, i personaggi illustri, i principi. La difficoltà maggiore, concernente la riapertura dell’Ospizio, fu di trovare chi se ne occupasse. Solitamente esso era affidato a dei religiosi, ma Napoleone aveva soppresso le congregazioni e gli ordini religiosi.
Fu proposto alla direzione dell’Ospizio Claude Gabet, superiore dell’abbazia di Tamié, soppressa dai rivoluzionari francesi, che accettò l’incarico dopo essere stato autorizzato dal Pontefice e il suo operato divenne quasi leggendario.
Egli radunò intorno e sè i suoi antichi compagni di Tamié aspettando l’arrivo di elementi più giovani che giunsero solamente nel 1810. Don Gabet svolse un’opera di alta diplomazia cercando di obbedire alla chiesa di Roma e nello stesso tempo di non dispiacere all’imperatore che gli conferì il titolo di Abate: “le seul Abbé de mon Empire”.

Claude Gabet, litografia Clappiè, Lyon .

Claude Gabet,
litografia Clappiè, Lyon .

I monaci seguivano la regola di S. Benedetto con alcune limitazioni imposte da Napoleone. A poco a poco altre persone si unirono ai religiosi: un cuoco, un pescatore, un pastore e due infermieri militari; per questo fu necessario ampliare l’antica costruzione e “racheter les anciens batiments vendus en 1796 comme bien nationaux”.  “Restaurare gli antichi edifici venduti come beni nazionali.”
Il compito di questi monaci era di ospitare tutti i viaggiatori senza eccezione e gratuitamente, perciò dovettero trattare con miscredenti, repubblicani di ogni genere; di soccorrere quelli malati o sorpresi dalla tormenta e di fare l’elemosina ai poveri.
I viandanti erano divisi in tre categorie: quelli della prima classe erano ricevuti alla tavola dei religiosi e avevano due camere a disposizione; quelli della seconda convivevano con i domestici; quelli della terza, i poveri, avevano a disposizione una grande sala e il dormitorio. “Toutefois l’assistence aux troupes de passage devint rapidement la mission essentielle des hospitaliers”.53 “Ben presto l’assistenza delle truppe diventa il compito fondamentale dei monaci dell’Ospizio.”
Preziosa era l’opera dei monaci quando una bufera si abbatteva sul Moncenisio, essi raccoglievano gli uomini in pericolo o bloccati dalla neve, li portavano all’Ospizio dove venivano riscaldati, frizionati e ospitati fino a che non fossero in grado di riprendere il cammino. Nessuno di essi percepiva salari. Se è difficile conoscere con precisione il numero delle persone ricevute nell’ospizio in questo periodo, si sa però che vi furono ospitati numerosi uomini illustri: ambasciatori, generali, membri della famiglia imperiale, Napoleone stesso e il Papa Pio V II.
La prima volta il Pontefice attraversò il Moncenisio in occasione del viaggio a Parigi per la consacrazione di Napoleone ad Imperatore.

Il suo viaggio era trionfale; ed egli era preceduto da una scorta d’onore comandata dal generele Menon. Un numeroso corteo di cardinali, fra cui trovavasi il cardinale Caprara, lo accompagnava unitamente ai prelati di Roma, a quelli della Savoia e a tutte le autorità locali venute ad incontrarlo. Era il novembre 1804; il Moncenisio era coperto di neve. Quando il corteo fu giunto ai piedi della montagna, dalla parte di Susa, furono abbandonate tutte le vetture: gli illustri viaggiatori presero posto su slitte decorate e fornite di cuscini; e così giunsero senza incidenti nè fatica al Moncenisio. La popolazione si precipitò in folla davanti al beneamato Pontefice e l’accompagnò per tutta la strada in mezzo a trasporti di gioia e di venerazione. Mentre i gendarmi si disputavano l’onore di fargli la guardia, la folla circondava sua santità e in ginocchio sulla neve chiedeva la sua benedizione.
Ognuno voleva vedere il Papa; e dopo averlo visto, voleva vederlo ancora”.
“Il generale Menon aveva ordinato di tenere pronte un buon numero di mine scavate nel duro sasso.
All’apparire del Pontefice vengono simultaneamente accese scoppiando con immenso fragore. Spettacolo grandioso e singolare! Dalle montagne spaccate escono neri vortici di fumo entro cui guizzano lunghe strisce di fuoco. Enormi massi di roccia ricadono nella valle, facendo risuonare quei luoghi solitari e alpestri di orribile fracasso.

Immagine della camera di Napoleone I presso l’Ospizio del Moncenisio.

Immagine della camera di
Napoleone I presso l’Ospizio
del Moncenisio.

Dopo aver assistito a tale spettacolo il Santo Padre giunse finalmente all’Ospizio all’ingresso del quale lo aspettava Don Gabet circondato dai suoi monaci, che gli rivolse un discorso di benvenuto.

Pio V II si degnò di visitare l’Ospizio e di accettare la cena che i Padri gli avevano preparata. Ad essa assistette anche il suo seguito. Tutto ciò che la corte di Roma ha di più augusto e più brillante ricevette quel giorno l’ospitalità di Don Gabet al Moncenisio
Lasciando l’Ospizio, dopo aver nuovamente benedetto il popolo, il Papa ringraziò i religiosi; poi, abbracciando affettuosamente l’Abate gli promise di trattenersi con lui più a lungo al suo ritorno da Parigi.

Così fece. Giunto a Roma non si dimenticò dell’ospitalità ricevuta ed inviò all’Abate un breve e un bel calice riccamente lavorato che si conserva ancora nel Museo Diocesano di Susa.

“Al Moncenisio i viandanti come le stagioni non si assomigliavano fra loro. Poco tempo dopo il Papa il viaggiatore era Murat, Re di Napoli. E gli rientrava nei suoi stati attraversando le Alpi nel più stretto incognito. Giunto davanti all’Ospizio, la fame e il freddo più che la devozione, lo spinsero ad entrare”.

Egli non voleva farsi riconoscere, ma non riuscì a celare la sua identità. Don Gabet lo trattò con molta cortesia, come ci riferisce L. Francoz, e gli diede una comoda vettura che il Murat, giunto a Napoli, fece rimettere a nuovo e restituì con una somma di 6.000 franchi. In seguito vi aggiunse per decreto una rendita annuale di eguale somma, insieme al titolo conferito a Don Gabet di canonico della cattedrale di Napoli.
Napoleone stesso ebbe modo di attraversare più di una volta il valico, ma il viaggio più difficoltoso lo sostenne nell’aprile del 1805 nell’andare a Milano. Avendo voluto intraprendere la salita benchè il tempo fosse minaccioso l’Imperatore e il suo seguito si trovarono ben presto praticamente bloccati dalla neve e dal freddo intenso. Riuscirono a fatica a raggiungere il rifugio n. 20 che si trovava quasi alla sommità della salita e di qui l’Ospizio.

Lo ricevette questi (Don Gabet) alla porta dell’Ospizio, e tosto lo accompagnò alla camera per lui preparata, ove ardeva un buon fuoco.

Papa Pio VII riceve il Santo Viatico da Dom Gabet e, a destra, Dom Gabet rifiuta le offerte di Napoleone. Litografie (sec. XIX).

Papa Pio VII riceve il Santo Viatico da Dom Gabet e, a destra,
Dom Gabet rifiuta le offerte di Napoleone.
Litografie (sec. XIX).

Subito gli prestò i primi soccorsi tagliandogli “con mano ferma” gli stivali che Napoleone non riusciva più a togliere essendogli gonfiate le gambe per un principio di congelamento; lo frizionò con “flanella imbevuta di spirito di vino”. “Napoleone fuori pericolo, ringrazia con effusione i suoi intelligenti liberatori” e per dimostrare la sua riconoscenza l’11 floreale anno XIII, (30 aprile 1805), dodici giorni dopo il suo passaggio all’Ospizio, emanò un decreto che stabiliva l’ingrandimento dell’Ospizio e la costruzione della cappella. I lavori iniziarono subito.
Nel 1812 il Papa Pio V II si fermò per la seconda volta all’Ospizio del Moncenisio in una situazione molto diversa da quella in cui avvenne il suo primo viaggio. Era infatti tradotto prigioniero, per volere di Napoleone, da Savona a Fontainebleau sotto la sorveglianza del generale Lagorse.

Don Gabet si trovava a Susa, trattenutovi da una crisi del suo asma, quando la vettura del Papa col suo triste corteo, vi giunse nel più grande segreto.

Venuto a conoscenza della presenza del Pontefice che si apprestava a valicare il Moncenisio si affrettò a partire per giungere all’Ospizio prima dell’Illustre viaggiatore, ma senza riuscirvi. Dopo aver superato molti ostacoli, infatti il Papa non avrebbe dovuto vedere nessuno, Don Gabet riuscì ad entrare nella sua camera e a prostrarglisi ai piedi.

Pio V II lo benedisse, lo rialzò e gli disse abbracciandolo: “Figlio mio, voi vedete il V icario di Gesù Cristo trattato come il suo Divino Maestro… Era la notte del 14 giugno. Il Papa era là, steso sopra un divano, spogliato di tutto, coperto di una sottana nera, che cadeva a pezzi. La fronte pallida, il viso scarno e sofferente, gli occhi pressoché spenti. Poco dopo la mezzanotte il Santo Padre cadde gravemente infermo. Un’infiammazione prodotta dalle privazioni e dalle fatiche del viaggio mise la sua vita in pericolo.

Don Gabet si prestò in tutti i modi come infermiere, mandò a chiamare un medico e cercò di persuadere il generale Lagorse che Pio V II non era assolutamente in grado di riprendere subito il viaggio. Le sue condizioni erano tali che l’abate gli somministrò il Viatico perché pensava che stesse per morire. Dopo un po’ migliorò e fu in grado, dopo 24 ore, di riprendere il viaggio su una carrozza speciale, fornita di una specie di letto provvisto di cuscini, fattagli approntare da Don Gabet. Giunta l’ora di partire:

Chiamato a sè Don Gabet, se lo serrò sul cuore abbracciandolo ripetutamente, lo coprì di benedizioni; e gli pose fra le mani la sua corona del rosario, unico suo tesoro, in segno di affettuosa riconoscenza, riservandosi di testimoniargliela poi, coll’elevarlo alla dignità cardinalizia.

III) LA STRADA DEL MONGINEVRO

Il n’y a pas d’endroit dans les Alpes qui fût plus connu par les anciens que le Mont-Genèvre ; parce que c’était presque le seul passage pour venir dans les Gaules, et que cette montagne séparait les Gaules d’avec l’Italie.

Non c’è luogo sulle Alpi che fosse più conosciuto dagli antichi del Monginevro, perché era quasi l’unico passaggio per venire nelle Gallie e questa montagna separava le Gallie dall’Italia.

Questa strada esisteva fin dai tempi dei Romani, infatti si dice che già nel 217 a.c. la valicò Annibale diretto alla conquista dell’Italia.
Anche il governo francese si occupò di apportare miglioramenti e riparazioni a questa strada che attraversava in tutta la sua lunghezza l’arrondissement di Susa e che avrebbe arrecato grandissimi vantaggi economici e militari.

L’inspection seule des localités prouvera toujours, à tout homme impartial, que le passage du Mont-Génèvre est le seul, dans toute la chaîne des Alpes, depuis Gênes au Montbernard, par où l’on puisse passer, dans toutes les saisons, l’artillerie et le matériel d’une armée, et le plus sûr en cas de retraite, parce que il est protégé par les forteresses de Fenestrelle, Briançon et Montlyon.

La sola visita delle località dimostrerà sempre, a qualunque uomo imparziale, che il passaggio del Monginevro è l’unico in tutta la catena delle Alpi, da Genova al San Bernardo, dove si possa far passare, in ogni stagione, l’artiglieria e il materiale di un esercito e sia il più sicuro in caso di ritirata, perché è protetto dalle fortezze di Fenestrelle, Briançon e Montlyon.

Il primo documento trovato nell’Archivio di Stato di Torino in cui si fa cenno dell’intenzione di costruire questa strada è datato 28 vendemmiaio anno IX (28 settembre 1800) ed è inviato dalla Commissione E secutiva del Piemonte al cittadino Bottu, segretario della Legazione francese in Piemonte.

Nous avons reçu, Citoyen, la copie de la lettre du général Brune ministre extraordinaire, que vous nous avez adressés, portant l’établissement d’une route facile, et commode entre le Piémont et la France par le Mont-Genèvre.
La Commission Exécutive et tous ceux qui brûlent du feu sacré de la liberté, venant avec des sentiments de joie inexprimable resseirer les lieux qui unissent de la Nation Piémontaise à la grande République ; l’arbre  régénérateur qui a déjà poussé des racines si profondes dans cette terre heureuse, répandra son ombre bienfesant sur cette partie intéressante de la malheureuse Italie et le Piémont oubliera entièrement qu’une fois il avait des chaines. La Commission vous prévient qu’elle va s’occuper incessamment du choix des personnes destinées à reconnaître, et à tracer cette route.

Noi abbiamo ricevuto, cittadino, copia della lettera del generale Brune, ministro straordinario al quale lei ci ha indirizzati, che conteneva il permesso di costruire una strada facile e comoda tra il Piemonte e la Francia attraverso il Monginevro. L a commissione esecutiva e tutti quelli che bruciano per il fuoco sacro della libertà, sono giunti con dei sentimenti di gioia inesprimibile a vedere i luoghi che uniscono la N azione Piemontese alla grande Repubblica; l’albero rigeneratore che ha già messo delle radici così profonde in questa terra felice, spanderà la sua ombra benefattrice su questa interessante zona dell’infelice Italia e il Piemonte dimenticherà completamente che una volta era in catene.
La Commissione l’avvisa che sta per interessarsi con impegno alla scelta delle persone destinate a individuare e a tracciare questa strada.

Monginevro. Incisione di T. Barbier su disegno di W. Brockedon (sec. XIX).

Monginevro. Incisione di T. Barbier su disegno di W. Brockedon (sec. XIX).

Questa via di comunicazione unisce la valle della Durance con quella della Dora Riparia attraverso il Monginevro e sul versante italiano attraversa, oggi come allora, i paesi di Cesana, Fenils, Oulx, che è situato all’incrocio con la valle di Bardonecchia, Salbertrand, Exilles, Chiomonte, Gravere e infine Susa, dove si unisce alla strada del Moncenisio. A differenze di quest’ultima via che si trovava in pessime condizioni tanto che Napoleone volle ricostruirla completamente, quella del Monginevro era in condizioni migliori.

La route dans la vallée de la Doire est praticable aux voitures et elle n’exige, pour devenir routière, que quelques améliorations dont une partie pourrait être faite par le moyen des Communes ; mais la traversé du  Mont-Genèvre est le principal obstacle qui empêche que les voitures ne perviennent à Briançon et les rampes aux bords de Suze depuis le passage appelé le pas de Suze près de Gravières, présente aussi des difficultés. Les rampes pour arriver au village du Mont Genèvre ont ouvertes l’année dernière sur 4 mètres 87 centimètres (15 pieds) de largeur à raison de 67 centimètres de pente par mètre : on travaille dans ce moment à les élargir.
La descente du côté de Cezanne, appellée le Tourniques, présente plus de difficultés ; mais le Gouvernement ayant accordè cent mille francs pour les exécuter, on espère qu’avec cette somme on rendra égalment cette partie praticable aux voitures pour la fin de la campagne. Il restera la descente du Pais de Suze dont on ne peut d’occuper dans ce moment, à cause des terreins plantés en vigne couverts de récoltes precieuses qu’il faut traverser pour en développer les rampes ; mais en y mettant des ouvriers immédiatement après, on parviendra aisément à ouvrir la route dans cette partie pour le primntemp de l’an XII parce qu’on pourra y travailler pendant tout l’hiver.
Turin, le 5 prairial an XI (25 maggio 1803).67

La strada nella valle della Dora è praticabile dalle vetture e non esige per diventare carrozzabile che qualche miglioria di cui una parte potrebbe essere fatta dai comuni; la traversata del Monginevro è il principale ostacolo che impedisce che le vetture giungano a Briançon e le rampe ai confini di Susa, dopo il passaggio chiamato il passo di Susa, vicino a Gravere, presentano anche delle difficoltà. Le rampe per arrivare al Monginevro sono state aperte l’anno scorso su 4 metri e 87 centimetri (15 piedi) di larghezza, con 67 centimetri di pendenza ogni metro; si lavora in questo momento per allargarle. L a discesa dalla parte di Cesana, chiamata “Les T ourniques”, si presenta più difficoltosa, ma il governo ha accordato centomila franchi per realizzarla e si spera che con questa somma anche questa parte sarà praticabile per le vetture per la fine della campagna. Rimarrà la discesa del paese di Susa di cui non ci si può occupare ora a causa dei terreni piantati a vigna ricchi di raccolti preziosi che bisogna attraversare per poter fare le rampe; ma mettendovi degli operai immediatamente dopo, si giungerà facilmente ad aprire la strada in questa parte nella primavera dell’anno XII, perché si potrà lavorare durante tutto l’inverno.
Torino, il 5 pratile anno XI (25 maggio 1803).

I lavori furono affidati al Genio Militare sotto la direzione del Capitano Chautovaine che in una lettera del 23 pluvioso anno IX (12 febbraio 1801) al Luogotenente Generale Soult, esprime il suo parere riguardo la ripartizione delle spese.

La somme de 30.000 francs accordée (pour cet objet) est spécialement affectée à la dépanse que nécessitera le développement des nouvelles rampes projettées et qui doivent remplacer l’ancien tourniquet situé au dessus de Village de Cezanne? C’est effectivement sur ce point que gissent les plus grandes difficultés, et où le travail demande le plus de soin, d’art et de dépense. Dans la vallée entre Suze et Cezanne il existe des portions de route à rectifier, des pontes à refaire, quelques murs de soutenement à construire, des ponts à refaire ou à reparer; cette partie de la dépense n’a pas été portée sur le devis qui vous a été présenté, que vous avez adressé au Gènéral en chef ; et d’après lequel il a ordonné les fonds demandés. Comme les vallées de Suze et d’Oulx ont le plus grand intérêt à l’établissement de ce chemin, il est presumable qu’elles s’empresseront de concourir à son exécution, et que les ordres que je viens solliciter près de vous, pour que les communes qui les composent, fournissent sur mes demandes, des travailleurs, des bois de construction, dont le pays abonde, et des moyens de transport, s’accorderont avec leurs désirs ; surtout si l’on met la condition que ces diverses fournitures seront faites pur elles à titre d’avance, et imputées sur leurs impositions.

La somma di 30.000 franchi accordata (per questo lavoro) è soprattutto destinata alle spese che saranno necessarie per realizzare le nuove rampe progettate e che devono sostituire il vecchio tornante situato sopra il villaggio di Cesana. È effettivamente in questo punto che si incontrano le più grandi difficoltà e dove il lavoro richiederà la maggior parte di attenzione, di arte e di spese. Nella Valle tra Susa e Cesana ci sono dei tratti di strada da modificare, delle discese da regolare, alcuni muri di sostenimento da costruire, dei ponti da ricostruire o da riparare: questa parte di spese non è stata riportata sul preventivo che le è stato presentato, che lei ha indirizzato al Generale capo, secondo il quale egli ha dato ordine per i fondi richiesti. Dato che le Valli di Susa e di Ulzio hanno il maggior interesse alla costruzione di questa strada, è presumibile che si affretteranno a concorrere alla sua realizzazione e che gli ordini che ho appena sollecitato presso di voi affinché i comuni che le compongono forniscano su mia richiesta degli operai, del legname da costruzione, di cui il paese abbonda, e dei mezzi di trasporto, saranno concordi con loro desideri; soprattutto se si porrà la condizione che queste diverse forniture saranno fatte a titolo di anticipo e su loro imposizione.

Monginevro. Incisione di Ja. Redaway su disegno di W. Brockedon (sec. XIX).

Monginevro. Incisione di Ja. Redaway su disegno di W. Brockedon (sec. XIX).

Questa idea del capitano Chautouvaine fu poi trasmessa al Generale Jourdan, amministratore generale della 27° divisione Militare, perché la presentasse al Governo del Piemonte per riceverne l’approvazione.
Non si sa quale sia stata la conclusione di questa proposta, non essendo stati trovati documenti relativi alla sua applicazione nell’Archivio di Susa, ma si pensa sia stata approvata.
Naturalmente la costruzione della strada, in quegli anni, prima che potessero risentirsi i suoi influssi positivi sul commercio, recò dei danni agli abitanti della valle sia per i provvedimenti citati sopra, sia per i terreni sottratti alle colture per far posto alla strada.
Ne offre un esempio questa lettera del 24 fiorito anno X (14 maggio 1802) di Ferdinand la-Ville, prefetto del Dipartimento dell’Eridano, al generale Jourdan:

Les habitans de la Comune des Gravières demandent, Citoyen Administrateur Général, par la petition ci-jointe, l’indennité des dommages qu’à occasionné sur leur territoire la formation de la route du Mont-Genèvre, et lesquels, second la extimation ci-jointe, montent à 1.191.6.8 ff.
Gli abitanti del comune di Gravere chiedono, Cittadino Amministratore Generale, con la presente petizione, un’indennità per i danni procurati sul loro territorio dalla costruzione della strada del Monginevro, i quali, secondo la valutazione fattaci pervenire, ammontano a 1.191.6.8 ff.”

Il Prefetto propose di risarcire solamente la metà della somma richiesta trovandola esosa. Più significativa è la lettera dell’11 pluvioso anno XI (31 gennaio 1803) del Ministro degli Interni francese, che tratta dei provvedimenti da prendersi contro gli abitanti di Cesana che sono stati accusati

D’avoir dégravé la route du Mont-Genèvre à fin d’obliger les voyageurs d’accepter leurs secours que ces dégradations rendaient nécessaires.
Di aver danneggiato la strada del Monginevro per obbligare i viaggiatori ad accettare il loro aiuto che i danneggiamenti rendevano necessario.

Ciò dimostra che la strada non aveva portato particolare prosperità ai valligiani se erano costretti a ricorrere a tali mezzi per guadagnare qualcosa.
Nell’anno XII della Repubblica francese i lavori sul versante italiano erano terminati e ci si occupava di quello francese. Mancano dati sull’Abbazia del Monginevro, da Napoleone affidata alla direzione di Don Gabet.
Si sa soltanto che “era destinata a dare ospitalità ai soldati di passaggio come il Moncenisio da cui dipendeva”. L’ospizio del Monginevro fu fondato par les Dauphins, quelques temps après les croisades, afin qu’il servit d’ospice au grand nombre de pélerins qui allaient à Rome. Fu fondato “dai delfinati qualche tempo dopo le crociate, come ospizio per il gran numero di pellegrini che andavano a Roma.”
“Il 15 settembre 1804 viene inaugurato l’obelisco del Monginevro in onore di Napoleone. È di pietra, alto 20 metri, reca sulla base un’iscrizione in quattro lingue: latina, spagnola, italiana, francese”.