Gioiello delle Alpi Cozie e custode di 2000 anni di storia

Susa, posta alla confluenza fra il fiume Dora Riparia ed il torrente Cenischia, dà il nome alla Valle in cui si trova che, partendo da Avigliana, raggiunge i confini francesi in un’area compresa nella provincia di Torino.
La Città, che fu Provincia durante l’Ottocento, conserva tratti visibili della storia che nei secoli l’ha attraversata. Dal Comune segusino, che registra oggi quasi settemila abitanti, sono passati, provenienti o diretti verso la Francia, re, imperatori e popoli che per motivi politici, economici o religiosi transitavano attraverso questa «Porta d’Italia».

Terra di Re Cozio e di Cesare Ottaviano Augusto

L’antico nome di Susa, «Segusium» (da cui deriva il nome degli abitanti conosciuti come «Segusini»), richiama quello di una delle popolazioni, i Segusii, che vivevano nella media valle prima dell’arrivo dei Romani, il cui nome, dalla radice celtica segu, significa «angolo fortificato» o «vittoria». La Valle di Susa era infatti abitata già in tempi antichissimi come dimostrano le testimonianze che risalgono al V millennio a.C. rinvenute nei siti di Chiomonte  e San Valeriano, presso Borgone. Fu proprio all’epoca del regno  di Donno e di suo figlio Cozio che il territorio segusino conobbe un periodo di particolare pace e prosperità; Susa era capitale di una vasta zona che comprendeva ampi territori d’oltralpe, separati dalle montagne, ma uniti dall’abilità dei due sovrani, che seppero governare con saggezza numerose tribù di origine celtica e, intorno all’8 a.C., stipularono un patto con la romanità incarnata da Cesare Ottaviano Augusto. L’imperatore romano comprese il carisma e lo spessore politico di Cozio e decise di stipulare un patto (foedus) con colui che sarebbe diventato successivamente prefetto della Regione delle Alpi Cozie. L’accordo riconobbe il valore del regulus locale come immortalato dall’Arco di Augusto eretto sull’acropoli di Susa, non un arco di trionfo, bensì di alleanza, o, come riportano alcune recenti interpretazioni, di un’annessione frutto degli accordi personali fra l’imperatore ed il sovrano locale.

Joyau des Alpes Cottiennes et gardienne de 2000 ans d’histoire

Suse donne son nom à la Vallée qui nait de la confluence du torrent Dora Riparia et du torrent Cenischia. Elle se situe dans la Province de Turin, au-dessus de la ville d’Avigliana que l’on traverse en allant en direction de la frontière française. La ville a donné son nom à la Province en 1800, et conserve des signes évidents de plusieurs siècles d’histoire. Dans cette commune, avec presque sept mille habitants, sont passés de nombreux rois, empereurs et populations qui pour des raisons politiques, économiques ou religieuses transitaient en direction ou en provenance de la France, à travers la «Porte d’Italie».

Les terres du Roi Cottius et de l’Empereur romain Auguste

Son ancien nom Segusum (qui donne l’origine au nom de ses habitants connus comme «segusini»), nous rappelle le nom de cette population qui vivait au milieu de la vallée, avant l’arrivée des romains, les Segusii, de la racine celtique Segu «angle fortifié» ou «victoire». La vallée de Suse était en fait déjà habitée dans des temps lointains comme le démontrent des témoignages qui remontent au V° siècle av. J.C. retrouvés sur les sites de Chiomonte et de San Valeriano près de Borgone. C’est justement à l’époque de Donno et de son fils Cottius que le territoire segusin connait une période particulière de paix et prospérité. Suse était la capitale d’un vaste domaine en partie au-delà des Alpes, séparé par les montagnes mais uni par l’habileté des deux souverains qui surent gouverner avec sagesse leurs nombreuses tribus d’origine celtique. Autour de l’an 8 après J.C. ils stipulèrent un pacte avec les romains représentés par César Octave Auguste. L’empereur romain comprit le charisme et l’importance politique de Cottius et décida de conclure un pacte (foedus) avec celui qui deviendra plus tard le préfet de la Région des Alpes Cottiennes. Cet accord reconnut la valeur du regulus local comme cela a été immortalisé dans l’Arc d’Auguste bâti sur l’Acropole de Suse, non pas un arc de triomphe, mais une alliance, ou comme l’expliquent certaines interprétations plus récentes, une annexion résultant des accords personnels entre l’empereur et le souverain local.

Jewel of the Cottian Alps and Guardian of 2000 years of History

Susa, set in an area where Cenischia torrent flows into Riparia river, gives its name to a valley that begins in Avigliana and ends up at the French borders, territories of the Province of Turin.
The City, Province itself during the XIX century, keeps alive visible signs of its history.
At present Susa has seven thousand inhabitants. During the centuries kings, emperors and peoples coming from France or there directed passed through the city, this «Gate of Italy», for political, economical or religious reasons.

Land of King Cozio and Caesar Octavian Augustus

Susa’s ancient name «Segusium» (from which the name of the inhabitants  «Segusinians» comes) brings to memory one of the populations who lived in the valley before the Romans. These people were named «Segusii», from the root «segu» that meant
«fortified corner» or «victory».
In very old times Susa Valley had already settlements of people, as witnessed by findings from the fifth millennium b.C., brought to light from the sites of Chiomonte and San Valeriano nearby Borgone. During the reign of King Donno and his son Cozio, Susa had a time of peace and prosperity. It was Capital City of an extended region, including wide transalpine countries, separated by mountains, but kept together thanks to the skills of these two sovereigns, who were able to manage with wisdom the numerous Celtic tribes. In 8 b.C. They stipulated an agreement with the Romans, represented by Caesar Octavian Augustus. The Roman Emperor immediately grasped Cozio’s appeal and the political profoundness of this king, and decided to make a deal («foedus») with the man who thereafter would have become Prefect of the entire Cottian Alps. The agreement granted the reign of the local «Regulus» [local king], as immortalized on Augustus Arch built on the acropolis of the town: it was not a triumph arch, but an alliance one or annexation one as offshoot of personal settlement between the Emperor and the local King. Right nearby the arch there is one

Proprio accanto all’arco si trova una delle più importanti testimonianze della presenza celtica in Valle, la roccia coppellata, sulla cui superficie sono scavate delle «coppelle», incavi emisferici collegati da canalini scolpiti, su cui, in età preromana, venivano probabilmente sacrificati animali. L’arrivo dei Romani fu per Susa un evento epocale che lasciò importantissime tracce. Tra queste la più conosciuta è proprio l’Arco dedicato a Cesare Ottaviano Augusto, un arco a unico fornice in marmo bianco di Foresto che si ammira, oltre che per la sua imponenza, anche per le sue proporzioni e per il fregio, realizzato probabilmente da maestranze locali, che racconta le ragioni della sua realizzazione. Sul lato nord è raffigurato il suovetaurilia, ossia il sacrificio di un maiale, di una pecora e di un toro, tradizionalmente eseguito per propiziarsi gli dei; sul lato ovest è rappresentata la stipula del patto, mentre sul lato sud è inciso il sacrificio agli dei Castore e Polluce, protettori dell’ordine equestre a cui Cozio apparteneva in seguito alla sua nomina a prefetto. Rimane poco comprensibile la scena sul lato orientale, che forse rappresentava il censimento di quelli che erano diventati cives romani. In epoca medievale sono state asportate le parti metalliche che ornavano il monumento, senza impedire tuttavia la possibilità di decifrare il testo originario.
Quello di Susa è uno dei quattro archi che in Italia sono dedicati al primo imperatore romano; gli altri si trovano ad Aosta, Rimini e Fano. Accanto all’Arco di Augusto si può vedere un’altra importante testimonianza del mondo romano: l’Acquedotto, di cui oggi rimangono le due grandi arcate; esso riforniva le terme Graziane, terminate fra il 375 e il 378 per volere degli imperatori Graziano, Valente e Valentiniano ed alimentate probabilmente dall’acqua che, attraverso canali, giungeva a Susa da Gravere. Passando sotto le due aperture, si può raggiungere, con una breve passeggiata ricca di suggestioni, l’Arena, del II secolo dopo Cristo. I depositi alluvionali la tennero nascosta fino al 1956, quando, grazie a scavi durati fino al 1961, venne riportata al suo antico splendore. Attualmente utilizzata per rievocazioni storiche e spettacoli, come il «Palio» di fine luglio o la «Castagna d’oro» di settembre, un tempo ospitava le venationes, durante le quali molti animali venivano uccisi prima di lasciare spazio ai duelli tra gladiatori.
Continuando l’ideale passeggiata per le vie ed i vicoli di Susa, dall’Arena romana si possono raggiungere le mura di cinta risalenti al III secolo, poi rimaneggiate in epoche successive. Un esempio significativo è visibile presso la via un tempo chiamata Via dei Fossali, a memoria dei canali o fossati che cingevano le mura cittadine. Proprio uno degli ingressi della città, che caratterizzava la struttura difensiva, compare nello stemma di Susa, in cui figurano le due torri di «Porta Savoia» sovrastate dalla croce Sabauda e accompagnate dalla scritta In flammis probatus amor, ossia «L’ardimento viene messo alla prova tra le fiamme»; una frase che la tradizione collega all’incendio di Susa per mano del Barbarossa durante il Medioevo. Le torri di «Porta Savoia», costruite nella tarda epoca romana e rimaneggiate durante i secoli, ancora oggi danno accesso al centro storico segusino. Nella piazza accanto, anch’essa denominata Piazza Savoia, sono visibili reperti di età romana, in una zona che ospitava l’antico foro. Proprio all’epoca in cui i Romani cominciarono a mettere radici nelle terre valsusine, nacque la strada romana delle Gallie, la via che, riprendendo il precedente percorso celtico, apriva le porte alle grandi comunicazioni da e verso i territori d’oltralpe, attraverso il Monginevro.

A côté de l’arc on peut trouver un des témoignages les plus importants de la présence de Celtes dans la Vallée de Suse, les coupelles qui sont de petites cavités creusées, rondes, reliées entr’elles, qui servaient aux sacrifices d’animaux à une époque préromaine. L’arrivée des romains a été pour Suse un événement qui a marqué l’histoire. Parmi ces événements, le plus célèbre est la réalisation de l’Arc de César Octave Auguste, un arc unique en marbre blanc de Foresto qui se distingue par son importance, par ses proportions et par sa frise. Il a été réalisé certainement par des artistes locaux, qui relatent l’histoire et la raison de sa création. Sur le côté nord on remarque le suovetaurilia, c’est-à-dire le sacrifice d’un cochon, d’un mouton et d’un taureau, qui était traditionnellement un rite propitiatoire des dieux.
Sur le côté ouest est représenté le pacte d’alliance alors que sur le côté sud est transcrit le sacrifice aux dieux Castor et Pollux, qui sont les protecteurs de l’ordre équestre à qui Cottius appartenait, après avoir été nommé préfet. Sur le côté oriental on interprète difficilement la scène qui correspond peut-être au recensement des personnes qui étaient devenues des cives romains. Au Moyen Age ont été arrachées les parties métalliques qui ornaient le monument, mais ceci ne nous empêche pas de déchiffrer le texte original. mais il nous rappelle qu’il fournissait les termes Graziane. Achevé entre 375 et 378 par les empereurs Graziano, Valente et Valentiniano il était certainement alimenté par les canaux qui provenaient de Gravere. En passant par les deux ouvertures, on accède par une brève et agréable promenade aux arènes du II° siècle après Jésus Christ. Un dépôt d’alluvions l’avait recouverte et cachée jusqu’en 1956 et grâce a un important chantier de fouilles qui a duré jusqu’en 1961 elles ont été ramenées à leur antique splendeur. Aujourd’hui elles sont utilisées lors des reconstitutions historiques ou lors de spectacles comme le «Palio» en fin juillet ou la L’arc de Suse est l’un des quatre arcs conservés en Italie qui soit dédié au premier empereur romain. Les autres se trouvent à Aoste, Rimini et Fano. Près de l’Arc d’Auguste on retrouve un autre témoignage important lié au monde romain: l’Aqueduc. Il n’en reste aujourd’hui que deux arches mais il nous rappelle qu’il fournissait les termes Graziane. Achevé entre 375 et 378 par les empereurs Graziano, Valente et Valentiniano il était certainement alimenté par les canaux qui provenaient de Gravere. En passant par les deux ouvertures, on accède par une brève et agréable promenade aux arènes du II° siècle après Jésus Christ. Un dépôt d’alluvions l’avait recouverte et cachée jusqu’en 1956 et grâce a un important chantier de fouilles qui a duré jusqu’en 1961 elles ont été ramenées à leur antique splendeur. Aujourd’hui elles sont utilisées lors des reconstitutions historiques ou lors de spectacles comme le «Palio» en fin juillet ou la «châtaigne d’or» au mois de septembre. Autrefois elle accueillaient les venationes, où de nombreux animaux étaient sacrifiés avant de laisser leur place aux duels des gladiateurs. Nous continuons notre promenade à travers les rues et ruelles de Suse. De l’arène nous pouvons rejoindre les enceintes du III° siècle, remaniées à une époque successive. Un exemple visible, dans la rue appelée autrefois Via dei Fossali, nous rappelle les canaux et fossés qui se trouvaient en contrebas des murailles.
Une des entrées de la ville, caractérisant sa fonction de défense, apparait dans le blason de Suse où figurent les deux tours de «Porte Savoie» surmontées par la croix de Savoie et accompagnées de la formule In flammis probatus amor, c’est-à-dire «L’ardeur est mise à dure épreuve par les flammes» une phrase qui remonte à l’incendie déclenché par Barbarossa au moyen âge et qui a ravagé Suse. Les tours de la «Porte Savoie» construites à la fin de l’époque romaine ont été remaniées au cours des siècles, et aujourd’hui ouvrent l’accès au centre ancien. Sur la place voisine, elle aussi appelée Place Savoie, on aperçoit des restes d’époque romaine dans la partie où se trouvait l’ancien forum.
A l’époque où les Romains commencent à mettre racines sur les terres de la vallée de Suse, naît la route romaine vers les Gaules, route qui, tout en reprenant l’ancien tracé celtique, ouvrait les portes des grandes communications à travers le col du Montgenèvre, vers les territoires d’au-delà des Alpes.

of the most important witnesses of the Celts in the valley: the «cup carved stones», hemispherical bowls connected by carved gutters, probably used for animal sacrifices during pre-Roman times. Remarkable signs were represented by the arrival of the Romans, an epoch-making happening. Among these, the most relevant is the Augustus Arch, devoted to Caesar Ocitavian himself, a one-arched gateway made by Foresto [local cave] marble, which stands out, not only for his impressiveness, but also for his proportions and his friezes, probably carved by local masters, showing the reasons of its construction.
On the northern side the «suovetaurilia is portrayed: the sacrifice of a pig, a sheep and a bull, traditionally held to propitiate the Gods; on the west side it is figured the stipulation of the agreement, while on the southern side you can see the sacrifice to the Gods Castor and Pollux, Chivalry Order Defensors, to whom Cozio belonged as a consequence of his becoming Prefect. It’s still elusive the scene represented on the northern side, perhaps depicting the census of those become Roman «cives» [citizens]. The metal parts, embellishing the monument, were removed during medieval times. Despite this, it is still possible to decode the original text. This arch is one of the four ones in Italy dedicated to the first Roman Emperor; the others are in Aosta, Rimini and Fano.
Near Augustus Arch it’s possible to see another significant testimony of the Roman world: The Aqueduct, of which the two huge arches remain: it supplied water to the «Gratian Thermae», completed between 375 and 378 A.D. by Gratian, Valens and Valentinianus Emperors. It was fed by canals collecting waters coming from Gravere. Passing under its arches, having an evocative promenade, you come to the Arena, dated II century A.D.
It was buried by a huge flood and remained covered by earth until 1956, Works to dig it out went on until 1961, year in which it was brought back to life and to its original glory. At present it is hosting historic recalls and showings, like the «Palio» [raffle] in late July or the «Castagna d’oro»[folkloristic festival] in September. Once upon a time it hosted the «venationes» [bloody fights], in which a lot of animals were killed before eaving the scenes to the gladiators duels.
Continuing the promenade through the streets and alleys of Susa, from the Arena, here come the old walls of the city dated III century, refurbished in subsequent times. A clear example can be admired on a street, once named «Via dei Fossali» [Moats street] in memory of the canals or moats encircling the walls.
One of the city gates characterizing the defensive structures, appears on Susa coat of arms, in which you can see the two towers of «Porta Savoia», under the Sabaudian and the writing «In flammis probatus amor», that is «Valour is put on test through the flames», a phrase perhaps born as a consequence of the fire set by Barbarossa during the Middle Ages. The towers of «Porta Savoia», built in late Roman age and refurbished during the past centuries overlook the city old centre. In the nearby square, also named «Piazza Savoia» there are Roman archeological findings, belonging to an area which hosted the ancient forum. While the Romans were putting down roots on these lands, the «Strada romana delle Gallie» [Roman road to Gaul]was realized, That was the road that, on the ancient Celtic track, started up the great communications from and to the transalpine territories, through Monginevro.